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Disposizione degli organi interni di una trota. Nel cerchio rosso la parte più delicata, il cuore, che viene spesso a trovarsi dove mani inesperte applicano la pressione maggiore.

Praticare il Catch and Release spesso non basta ad assicurare la sopravvivenza del pesce che è stato catturato e poi rilasciato. Se il pescatore che trattiene il pescato ha con se la prova della sua bravura, al pescatore No Kill servono altri mezzi per “vantarsi” con gli amici o per aver un ricordo di quella bellissima giornata passata sul fiume. Per questo motivo, una volta salpato, il pesce viene spesso oltremodo seviziato nel tentativo di catturarlo nuovamente in foto in una posizione che ne esalti la bellezza e la dimensione. In realtà l’essenza vera del Catch and Release è il rispetto del pesce e la sua rapida liberazione in acqua arrecando il minor danno possibile. Vi propongo di seguito la traduzione dei punti principali di un articolo di un blog neozelandese in cui vengono spiegate le ferite inferte ai pesci, dovute alle prese fotografiche, ovvero quelle che servono a mettere il pesce in posa per lo scatto fatale. Per capire i danni che è possibile arrecare ai pesci mentre cerchiamo di fotografarli, è necessario capire come sono disposti gli organi interni.

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Questa presa comporta un serio danno al cuore e al fegato… il tutto al solo scopo di mostrare le pinne ben sviluppate del pesce.

In particolare, come riporta l’articolo citato, uno degli organi più importanti viene a trovarsi proprio in una zona spesso sottoposta alla pressione delle mani del pescatore “inesperto”: parliamo del cuore, che si trova subito dietro le branchie (altro organo molto importante e delicato), tra le pinne pettorali.

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Anche in questo caso il tentativo di mostrare le pinne del pesce e la necessità di tenerlo fermo per la fotografia ha comportato un sicuro danno agli organi interni.

Applicare una pressione elevata proprio in questa zona, comporta un danno invisibile al momento del rilascio, ma che con molta probabilità comporterà la morte della preda, anche se lo vediamo nuotare via. In ogni caso stringere il pesce con troppa forza comporta quasi sempre una lesione agli organi interni.

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Ancora una volta il pesce viene tenuto in posa andando a comprometterne le possibilità di sopravvivenza dopo il rilascio.

Questo non vuol dire che è impossibile tenere in posa il pesce per scattare una fotografia. Ma se vogliamo rilasciarlo correttamente è opportuno seguire alcuni suggerimenti. Per evitare che il pesce ricada in acqua e se ne torni a casa senza permetterci di fotografarlo, o molto peggio, ci caschi a terra, dobbiamo tenere la preda con una presa sicura. Una cosa molto importante è quella di bagnarsi le mani prima di toccare la pelle del pesce, per evitare di asportarne il muco protettivo. Poiché per via del muco il pesce risulta viscido, dobbiamo evitare di “strizzarlo”, bensì applicheremo una pressione costante in prossimità della coda evitando di stringere con troppa forza, mentre con l’altra mano forniremo un appoggio, senza comprimere gli organi interni, per la parte anteriore del corpo: la mano in questione non stringe il pesce ma lo sorregge solamente, lasciando alla presa sulla coda, più sicura per la salute del pesce, il compito di tenere fermo il pesce. Di seguito riportiamo un esempio di presa corretta, che non ha danneggiato la salute del pesce.

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In questa foto il pescatore sorregge correttamente il pesce senza arrecargli inutile stress agli organi interni. La presa sulla coda è sufficiente a tenerlo fermo mentre la mano sinistra sorregge il pesce senza compressione del cuore e del fegato.