Pesca al cefalo con fissa - Pescatori Laziali

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Pesca al cefalo con fissa

Tecniche di pesca


Pescare i cefali con canna fissa, la canna dovrà essere, in linea di massima, 1,5/2,00 metri più lunga dell’altezza del fondale, mi spiego: se il fondo su cui andremo a pescare è 4 metri andrà benissimo una 6 metri.
Per la lenza madre sarà un 0,14 (io uso uno 0,12 per dare più “fluidità” a tutta la lenza, ognuno ha le sue fissazioni ?), finale lungo 30 cm. dello 0,08 max 0,10, amo del 14 gambo corto fino ad arrivare ad un 18 nelle giornate più nere.
Il galleggiante merita un discorso a parte; circa 40 anni fa, chi mi fece la prima lenza “da cefali”, usò un autocostruito, una penna d’istrice con la parte meno appuntita (quella bianca) tagliata e con un astina infilata in cima, piombato in maniera tale che se solo il pesce ci passava vicino, lui lo segnalava!!... e questo è il principio che dobbiamo adottare anche adesso.


La taratura deve essere perfetta e va calcolato anche il peso dell’esca, sia essa sarda, pasta o bigattino (che io per i cefali non uso).
Dovremmo cercare di usare, mare permettendo, un galleggiante più affusolato possibile (tipo il modello Principe o Tesse per intenderci) nelle grammature che vanno dallo 0,50/0,75 ai 2 grammi, molto dipende su quanto fondo andiamo a pescare e dalla presenza di mangianza lungo il percorso della nostra esca. Diciamo che possiamo impostare la pesca con 1 grammo e mezzo per poi eventualmente scendere o salire di grammatura.
La piombatura va fatta con una coroncina di pallini distribuita su 60/70 cm di lenza madre. Il primo pallino all’asola di attacco del finale e via via a scalare fino al grosso della piombatura a 60/70 cm.
La pesca al cefalo (ripeto che stò parlando dell’interno del porto di Anzio, posizionato fra i pescherecci) si pratica a fondo, che va scandagliato minuziosamente nel raggio di 2/3 metri da dove caleremo la nostra lenza.



La nostra esca dovrà posizionarsi appena staccata dal fondo (1 o 2 cm); il cefalo staziona ad una decina di cm dal fondo ma tende a guardare verso il basso e non in alto e quasi mai attaccherà la nostra esca in maniera prepotente, facendo affondare il nostro galleggiante, ma invece “aspirerà” la nostra esca senza mai metterla completamente in bocca fin tanto che non ha capito che può fidarsi… questo vuol dire che se ferriamo al primo accenno di mangiata quasi sicuramente mancheremo il bersaglio.
Esempio:
l’antennina del nostro galleggiante affonda di poco tremolando molto delicatamente e poi ritorna in posizione… e noi non ferriamo;
dopo poco ci sarà un secondo assaggio… calmi e non ferrate, ma spostate leggermente il galleggiante come se stesse trattenendo l’esca in passata.
Appena il galleggiante si rimette in pesca avremo l’attacco decisivo su cui dovremo ferrare.
Ovviamente questo è un esempio classico ma non la regola, però diciamo che ferrando al primo accenno le possibilità di allamata sono pochine.
Se vediamo che il galleggiante durante le mangiata stara (anziché affondare viene a galla), in quel caso dovremo invece prontamente ferrare, perché vuol dire che il nostro pesce ha l’esca in bocca e stà alzando il nostro primo pallino; spesso succede quando la nostra pastura ha fatto un buon lavoro e sotto di noi abbiamo un buon numero di prede, il cefalo in questione prende l’esca e la porta via dagli altri concorrenti staccandola dal fondo e facendo starare il nostro galleggiante. Se la cosa si ripete spesso diminuiamo il fondale di qualche centimetro (mettiamo più a galla) in maniera tale che le mangiate risultino nuovamente regolari.
L’esca che ad Anzio, nel porto (dove è più che tollerata la pesca, basta non entrare con la macchina), va per la maggiore è la sarda, a seguire la pasta fatta con il pane in cassetta, il pecorino e… chi può dirlo!! ;)




In tutti questi anni “di banchina” ho visto innescare la sardina tagliata minuziosamente, spinata, tutta precisa….
Ma se a voi al ristorante vi portano una bistecca già tutta tagliata a pezzettini tutti uguali e precisi non vi sorge qualche dubbio!!?
Per esperienza personale vi dico che la sarda va trattata con le mani, senza forbici o coltelli, e il pezzettino, grande quanto basta per coprire l’amo, va innescato nel modo più naturale possibile senza starlo a rigirare troppo, spinarlo, lavarlo e via dicendo… torneremo a casa seguiti da tutti i gatti del quartiere per come ci siamo combinati ma sicuramente ci saremo divertiti!!
Per la pastura si può dire tutto e di più….
Io di solito non la compro già pronta ma la faccio macinando mezzo chilo di sarde, pane grattuggiato quanto basta per renderla utilizzabile e sale grosso (fa si che si conservi anche per due o tre mesi dentro un secchio ben chiuso) senza aggiungere acqua basta il sangue rilasciato dalle sarde.
Le palle, della grandezza di un arancia, dovranno essere ben pressate perché dovranno spaccarsi solo ed esclusivamente sul fondo, altrimenti rischiamo che i pescetti (la “mangianza”) le seguano scendere e stazionino poi sul fondo infastidendo l’azione di pesca.
Durante l’azione di pesca una pallina ogni tanto e la testa, la spina e le interiora della sardina che abbiamo finito di usare per innescare l’amo.



 
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