Spinning al cavedano - Pescatori Laziali

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Spinning al cavedano

Tecniche di pesca


Lo spinning leggero al cavedano è una delle pesche che pratico più frequentemente e con maggiore soddisfazione e divertimento, e questo essenzialmente perché:
1) il cavedano è un pesce molto combattivo: in acque interne, a parità di taglia, ha una difesa generalmente superiore a quella di altri predatori, tipo il black bass, anche se non si produce negli spettacolari salti di quest’ultimo;
2) il cavedano è un pesce attivo durante tutto l’arco dell’anno: a spinning può essere insidiato, variando opportunamente l’artificiale, in piena estate così come in pieno inverno (durante il periodo freddo sono attivi praticamente solo gli esemplari di taglia maggiore);
3) il cavedano è presente in quasi tutte le acque interne, e nella nostra Regione, in particolare, risulta molto ben presente, con esemplari davvero splendidi, soprattutto nei piccoli, medi e grandi corsi d’acqua di fondovalle; si tratta inoltre di una specie assolutamente autoctona;
4) il cavedano, a differenza di altri predatori più “subdoli” (come i persici, il bass, spesso la trota), caccia a vista inseguendo sfrontatamente la sua preda, anche per lunghi tratti prima di sferrare l’attacco, e questo in pesca risulta estremamente emozionante.


Attrezzatura

Non voglio dilungarmi molto sull’attrezzatura: il cavedano è un pesce che non raggiunge taglie immense (esemplari di 1-2kg sono veramente dei big), non ha una dentatura che mette a repentaglio le nostre lenze (o le nostre mani), non è necessario in genere andarlo a stanare in mezzo a intricati fondali. Pertanto è sufficiente un’attrezzatura piuttosto leggera: io, frequentando principalmente torrenti e piccoli fiumi, uso, come per le trote in montagna, un’attrezzatura molto light, ovvero una canna 1,80m 3-14gr, un mulinello taglia 2000-2500, un nylon 0,20mm. Questo setup consente ovviamente di amplificare al massimo le emozioni del combattimento, anche con prede di 200-300gr, e vi assicuro che non avrete problemi anche con i “nonni”, purché non dobbiate sollevarli di peso.
Pescando in ambienti un po’ più ampi e scoperti, può essere utile salire con la lunghezza della canna, fino a 210-240cm, ma senza aumentare la potenza dell’attrezzo, visto che useremo sempre esche fino ad un massimo di 9-10gr.
Io non uso mai né guadino, né nassa, né boga grip: non ne ho mai avuto la necessità, e nell’ottica di un responsabile C&R sono tutti attrezzi che danno solo impiccio e/o creano danni al pesce, per cui lasciateli tranquillamente in garage quando andate a cavedani: una delle cose più belle di questa pesca è uscire solo con cannetta ed una scatolina di artificiali, nella massima libertà!
È invece importante avere sempre a disposizione una pinza a becco lungo, che a volte risulta necessaria per slamare correttamente il pesce.


Artificiali

Parlando di cavedani, il discorso per quanto mi riguarda è molto semplice. Si possono fare catture più o meno con tutte le esche “di reazione”, che stimolino la curiosità e l’aggressività di questo predatore, e c’è chi sicuramente vi consiglierà la cavalletta in estate, oppure il WTD, filibustiere ecc.
Sono tutti consigli validissimi, ma io mi trovo benissimo utilizzando due sole tipologie di artificiali, rispettivamente nel periodo estivo ed invernale:
- estate (approssimativamente da maggio a settembre): rotanti, soprattutto Martin, dal n. 2 al n. 9, con il classico vespa (giallo, rosso) su tutti, ma si possono fare catture anche con Mepps o simili, rotantini dressati ecc.
- inverno (approssimativamente da ottobre ad aprile): minnow con paletta generosa, quindi con azione affondante, nelle misure da 4 a 9cm circa. Chi mi conosce sa benissimo quale prodotto commerciale io prediliga, ovvero l’infallibile BARN del Decathlon (4-6cm), che soprattutto nella colorazione fario risulta devastante, ed ha un costo estremamente contenuto. Ricordando che il cavedano, a differenza del bass, caccia essenzialmente a vista, la presenza di rattle all’interno dell’artificiale, per la mia esperienza, non fa la differenza.
Vi consiglio l’impiego di un moschettone con girella nel caso di utilizzo di rotanti, mentre i minnows io li lego direttamente alla lenza con il nodo Rapala.

Spot


Io vi parlerò solo della mia esperienza, che, riguardo ai cavedani, come detto è legata principalmente a piccoli corsi d’acqua di fondovalle, a regime torrentizio o più propriamente fluviale. Esempi di questo tipo sono, nel Lazio, il fiume Sacco ed i suoi affluenti in provincia di Frosinone, il fiume Amaseno tra Frosinone e Latina, il fiume Fiora ed i suoi affluenti in provincia di Viterbo.
Questi corsi d’acqua sono caratterizzati da una medio-bassa portata, da un aspetto quasi sempre piuttosto torbido, da una qualità dell’acqua non sempre eccellente: questo li rende ideali per la pesca del cavedano, in quanto questo pesce tollera molto bene anche livelli bassi di ossigenazione, e la torbidità aiuta l’azione di pesca. Inoltre questi corsi d’acqua generano spesso degli invasi ai piedi di piccole cascate, che sono forse i miei spot prediletti per i cavedani, in tutte le stagioni.

Azione di pesca


Negli spot di cui sopra, l’approccio di pesca è sensibilmente diverso tra estate ed inverno, in dipendenza del diverso comportamento dei cavedani nel corso dell’anno.
In estate, i cavedani sono piuttosto attivi ma, vista l’abbondanza di cibo a disposizione e la genere maggiore limpidità dell’acqua, alquanto diffidenti verso le nostre esche. Ciò non significa che non si prendano, tutt’altro, ma nei piccoli spot soprattutto è necessario un approccio molto discreto: spesso avremo a disposizione solo 2-3 lanci su uno spot per fare la cattura, e sarà molto probabile incannare un cavedano di taglia (generalmente medio-piccola) al primo lancio, visto che in questo periodo, belli satolli, i cavedani inseguono ed attaccano quasi solo per curiosità. Dopo i primi lanci, la curiosità finisce e possiamo restare ancora ore a lanciare nello stesso spot, macinando solo acqua.
I punti in cui insidiarli sono quelli in cui l’acqua risulta più ossigenata (ad esempio subito sotto una cascatella), oppure nei punti più ombreggiati e freschi; non è infrequente che, nei fiumi, si trovino anche in piena corrente.
Vi faccio vedere alcuni esempi molto significativi, per capire dove cercare i nostri amici chubs: nelle foto qui di seguito, la X indica il punto in cui l’artificiale ha toccato l’acqua, il tratteggio la traiettoria seguita nel recupero, il cerchietto indica il punto in cui si è avuto lo strike.

Nel periodo invernale, invece, il cavedano caccia per fame: questo comporta che il periodo più propizio per insidiarlo sia il tardo autunno (novembre/dicembre), periodo in cui l’avvicinarsi del freddo più intenso spinge i cavedani ad una frenesia, per accaparrarsi le ultime risorse alimentari prima dell’inverno. Le prede più ricercate sono quelle più nutrienti, quindi in primis piccoli pesciolini: ecco spiegato il motivo del successo dei minnows nella stagione fredda.
Per insidiarlo dovremo orientarci in prossimità delle buche, dove l’acqua è più lenta e profonda, in cui i cavedani in questo periodo tendono a raggrupparsi. Individuare un posto del genere fa assolutamente la differenza tra un cappotto clamoroso ed una giornata di pesca memorabile: in autunno, lanciando piccoli minnows in prossimità di queste buche, si avranno catture a raffica, praticamente ad ogni lancio, e tutte di cavedani di taglia interessante (è qua che arriva il colpaccio, con pesci over kg!).
Per la mia esperienza, il lancio che funziona meglio è a monte della buca, in modo che il minnow entri in pesca correttamente alla giusta profondità in prossimità del covo delle nostre prede, ed il recupero dovrà essere effettuato a favore di corrente, preferibilmente sul limite tra la correntina e la buca vera e propria, ad una velocità medio-alta, come si trattasse di un’alborella in difficoltà, trascinata dalla corrente.

 
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